Che corse... la vita quotidiana ha preso un'accelerata improvvisa, nel corso delle ultime settimane.
O forse si tratta solo di prendere coscienza che la vita reale, quella del caldo, del freddo, del tempo usato per aspettare, del tempo sorridente, del tempo nuvoloso, ha preso il sopravvento su quella virtuale, più asettica, che tanto si era gonfiata nei mesi scorsi.
A volte mi sembra di correre dietro a mille cose.
A volte sono cosciente di correre dietro a mille cose: e la testa mulina vorticosamente, e c'è da chiedersi se vale la pena seguire tutto...
Si, gli avvenimenti, le cose, si incastrano le une dopo le altre, il filo conduttore c'è.
Rimane decisivo riuscire a rimanere lucidi, mantenere la consapevolezza dei momenti che passano ed essere presenti a se stessi, cosa che a volte sfugge, nella corsa...
Traslochi. 8.
Ora è terminato il trasferimento di tutti i miei libri.
Dopo mesi, le scatolette piene di testi sono raccolte in un unico luogo.
Ma il cambiamento continua, tutto questo non sarà mai veramente finito.
Ci sono pensieri che si sfilacciano, rispetto al passato recente. Sensazioni che passano in secondo piano, ricordi che cominciano a perdersi nella nebbia.
Poi, vi sono avvenimenti che si direbbe non succedano per caso: in un dato giorno, la perdita di un anello, l'idea che la perdita sia da associare ad una svolta.
Poi ritrovi l'anello, ed in contemporanea nel traffico un'auto svolta improvvisa davanti a te, rischi l'incidente, e ti accorgi che la targa è sempre quella.
I pensieri galoppano, e si chiedono sempre quanto, di tutto questo, non succeda per caso.
E nel momento in cui te lo chiedi e stai scrivendo che te lo chiedi, la chat lampeggia, ed è lei, dopo molto, che ti dice parole che ti lasciano sempre un po' sconcertato. Ma tu dello sconcerto ormai hai fatto un'arma, perché hai capito che senza sconcerto non vi sarebbero nè lei nè tu.
Si, questa è la vita, immagino, cose che ti vengono incontro quando tu vai incontro al mondo.
Grazie.
Forse io potrei, o meglio, dovrei, diventare un pochino più conscio della qualità del mio lavoro.
Capitalizzare i complimenti che mi arrivano rispetto al lavoro che faccio, ai lavori che faccio, lavori che mi lasciano (quasi) sempre insoddisfatto rispetto al livello che vorrei raggiungere, ma che tutti, indistintamente, complimentano abbondantemente.
Ed allora, mi dico sempre: Ma sono io che sono troppo esigente, o sono gli altri che disseminano complimenti come fosse acqua fresca ? O sono io che sono veramente bravo, rispetto ad uno standard generale basso ?
Se così fosse, mi verrebbe da pensare che ho veramente buttato via anni della mia vita.
Quando esco da quella casa, mi assale sempre un sottile senso di inquietudine, una sensazione di realtà sognata, che mi fa dubitare del ritorno, che mi fa dubitare dell'effettiva possibilità di rientrare tra quelle mura, come se i fili che si tessono per costruire qualcosa assieme potessero venir dissolti dalle vicende del quotidiano.
Eppure, io qui mentre lo scrivo, metto tempi verbali dubitativi - o quelle che è, la grammatica non è il mio forte - quasi per confermare a me stesso che si tratta, appunto, di dubbi, di incertezze legate alle nostre vicende personali, ai nostri percorsi, ai nostri vissuti (quante belle parole...) quando la realtà vissuta, la realtà costruita sull'ascolto dei propri istinti, dei propri movimenti profondi, ci spinge in una direzione ben precisa, senza ombra di dubbio, ed è in quella direzione che noi stiamo tranquillamente procedendo.
Con prole al seguito.
E la costruzione delle relazioni reciproche con loro sono sicuramente il passaggio ancor più delicato in tutto questo.
Affrontata quella paura, ottenuti dei risultati, ottenuti dei riscontri, sia nella direzione imboccata inizialmente, che in una direzione altra, inaspettatamente presa a sorpresa, non immaginata a priori.
Ma si sa, no ? La vita è quello che ti succede mentre sei impegnato a fare altri progetti.
Il vuoto viene riempito, e non sono proprio convinto che questo sia un bene, vorrei conservare degli interstizi, dei piccoli vuoti.
Le cose da fare sono tante, e si fa fatica ad arginare il montare delle idee, anche se è possibile.
Tutto frulla, monta, si espande.
Bene.
E' vero, ci sono alcune configurazioni di vita nelle quali tutto sembra incastrarsi senza il minimo attrito.
Questi giorni si sovrappongono ad altri giorni, i ricordi si possono stemperare.
Ed in ogni giorno che passa, sempre più il reale sovrasta il virtuale.
Senza intenzione, diventa ora difficile mantenere un vuoto, il vuoto, dentro me. Azioni, pensieri, riempiono.
Mi rendo conto che il vuoto dovrebbe permanere, ma ora è particolarmente difficile farlo.
Ma ciò che riempie, riempie di visioni, di futuro, di prospettive.
Chiara e netta consapevolezza, da qualche giorno, che tutta la parte della mia vita rivolta a questa interfaccia digitale si potrebbe tranquillamente azzerare.
La vita vera sta riprendendo il primato sulla vita virtuale.
Forse è solo un momento passeggero, una congiuntura momentanea, non so.
Di questo sono comunque contento.
Credo che si stia chiudendo una fase, una fase lunga, chiudendo definitivamente, questa volta.
Il tema rimane la vita va avanti.
Il peso del macigno permane.
Ma finalmente le cose sembrano alleggerirsi.
E non è certo un caso se i giorni sono questi, un anno dopo, non è certo un caso se vi sono altri segni che spingono due curiosità in una stessa direzione.
Insomma, al solito, nulla succede per caso.